Pastifici, caseifici, salumifici, stabilimenti vinicoli e impianti di surgelati sono tra i più energivori. A partire da 10 TJ di consumo medio annuo scatta l'obbligo di diagnosi. La filiera alimentare del nord Italia è uno dei mercati più grandi.
L'industria alimentare è uno dei settori più energivori in Italia. Pastorizzazione, sterilizzazione, essiccazione, catene del freddo e confezionamento richiedono grandi quantità di gas ed elettricità. Molte PMI della filiera alimentare superano la soglia dei 10 TJ.
Principali vettori energetici nell'industria alimentare:
Particolarmente rilevante: l'obbligo di meldung delle perdite di calore previsto dalla bozza di decreto. Impianti frigoriferi e sistemi a vapore generano potenziali di calore di scarto significativi.
La soglia di 10 TJ corrisponde a circa 292.000 m³ di gas naturale (potere calorifico 34,2 MJ/m³). Questa stima vale solo per il gas.
In pratica, l'industria alimentare combina gas ed elettricità. Un'azienda con 150.000 m³ di gas e 1.500 MWh di elettricità ha circa 5,1 + 5,4 = 10,5 TJ — sopra la soglia.
Importante: la soglia di 10 TJ si calcola sulla media triennale, non sull'anno peggiore. Un anno di fermo impianti potrebbe non bastare a scendere sotto soglia se gli altri anni sono stati sopra.
UNI CEI EN 16247-3 (processi industriali) come riferimento:
Sottosettori alimentari: consumi tipici
Base: dati Enea e Confindustria
| Sottosettore | Consumo tipico | Obbligo |
|---|---|---|
| Pastificio industriale | 500–2.000 MWh + 200.000 m³ gas | Probabile |
| Caseificio | 5.000–50.000 MWh + 2 Mio m³ gas | Certo + ISO 50001 |
| Macello industriale | 1.500–15.000 MWh + 500.000 m³ gas | Certo |
| Cantina vinicola (grande) | 1.000–10.000 MWh + 300.000 m³ gas | Probabile |
| Panificio artigianale | 30–80 MWh + 15.000 m³ gas | Nessun obbligo |
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